Disgusto

Il disgusto è un’emozione innata e fondamentale che si manifesta come una sensazione spiacevole, un sentimento di repulsione, un fastidio, che può essere attivato dagli stimoli più disparati. Rientra tra le emozioni di base, presenti in tutti gli esseri umani e animali. Essa insorge quando percepiamo qualcosa di potenzialmente nocivo, ovvero pericoloso per la nostra salute fisica e/o psichica e/o per la nostra anima.

Ekman (1992) definisce l’emozione di disgusto come “il provare una sensazione che motiva, organizza, e guida la percezione dei pensieri e delle azioni”. Nel corso dell’evoluzione, infatti, le emozioni si sono sviluppate per dare nuovi tipi di motivazione e incentivare all’azione per far fronte alle richieste dell’ambiente esterno. Inoltre l’emozione (in generale, non solo di disgusto) agisce anche da filtro sensoriale, selezionando determinate soluzioni per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il disgusto prevede una specifica reazione fisiologica, caratterizzata da rallentamento cardiaco, aumento della salivazione e risposte del sistema parasimpatico (quello che regola, tra altre cose, tutto l’apparato digerente). Esistono comunque variazioni soggettive anche in ciò che viene recepito come disgustoso.

Mentre il disgusto associato ad un cattivo sapore è innato (un neonato rifiuta e sputa un cibo molto amaro o acido), il disgusto associato ad un certo tipo di persone, di ambienti, di ideologie, di atteggiamenti, di mode, eccetera. si sviluppa con la cultura ed ambiente di appartenenza, soltanto in età successive.

Il disgusto “immediato”, che quindi non passa per “l’assaggio” ma che si manifesta come reazione spontanea alla sola vista di una certa sostanza, sembra mettere le radici attorno ai 3 anni di età, quando viene insegnato al bambino l’uso del Wc e le pratiche di igiene personale, nonché le prime nozioni sulle malattie e la morte.
Il disgusto svolge una sua precisa funzione: quella di protezione personale (a livello personale e sociale) tramite l’impulso comportamentale di allontanamento (che si manifesta anche tramite lo sputo quando si tratta si sostanze ingerite) o di dichiarazione di netto rifiuto (“NO!”), al fine di evitare che la sostanza/persona entri in contatto con noi e ci contamini.

Evitare la contaminazione non significa solo proteggersi dalla tossicità di una sostanza e quindi dalla malattia o morte, ma anche protezione da qualcosa che riguarda aspetti personologici, evitare di essere “contaminati” da persone che riteniamo riprovevoli per dei loro comportamenti.

La contaminazione infatti non ha come unico risultato quello intimo, riguardante il proprio stato di salute, ma sembra avere anche risvolti sociali: essa potrebbe portare al rifiuto da parte degli altri, che ci disprezzerebbero perché saremo “marci”, “sporchi”, inaccettabili.

Le persone particolarmente sensibili al disgusto, sono quelle che temono in maniera eccessiva di venire contaminate, in quanto per essi la contaminazione è vista come una cosa terribile, una condizione da cui non si può più tornare indietro: si resterà per sempre “sporchi e marchiati”.

Questa elevata sensibilità al disgusto sembra essere uno degli elementi predisponenti alla condizione psicopatologica del “disturbo ossessivo compulsivo”, che può manifestarsi, ad esempio, con rituali di lavaggio, pulizia e ordine.

Bibliografia