Acedia

Il termine acedia (dal greco ἀκηδία, akidía → essere negletto, trascurato, indolente; composto da ἀ- privativo e κηδία, kidía → dolore, perdita) rappresenta l’indifferenza, l’inerzia, la carenza nella cura (nel prendersi cura), ma anche la mancanza di dolore: indica uno stato di tristezza, mista a malinconia, uno stato di torpore, svogliatezza e di depressione; attualmente viene utilizzato per descrivere una condizione che può andare da una progressiva perdita di volontà ad un grave stato di abulia. Nella teologia morale del medioevo, invece, questo termine esprimeva lo stato di torpore e di depressione malinconica che coglie specialmente chi conduce vita contemplativa.

Il termine latino volgare acedĭa è il tramite attraverso cui l’etimologia classica traduce sia ἀκηδία (akidía → acedia), sia ἀκήδεια (akḗdeia → accidia, cioè indifferenza): nel lessico contemporaneo il lemma accidia e acedia potrebbero essere utilizzati come sinonimi per descrivere uno stato di noia e depressione, indicando lo scoraggiamento, l’abbattimento e la stanchezza associati ad una sorta di perdita della volontà.

Lo stato di acedia è solitamente accompagnata da una serie di segni e sintomi tipicamente divisi in due categorie fondamentali: somatici e psicologici.

I sintomi corporei vanno dalla semplice sonnolenza ad uno stato di mal-essere generalizzato o di debolezza, frequentemente associato a generici fastidi alle ginocchia, dolore diffusi agli arti e febbricola: in realtà le manifestazioni sono piuttosto comuni e potrebbero essere descritti semplicemente come dis-comfort; comunemente la condizione riportati si osserva una mancanza di attenzione alle attività quotidiane e a un’insoddisfazione generale per la vita, associati alla noia ed alla pigrizia.

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