Acido cloridrico

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L’acido cloridrico è un idracido composto di cloro e idrogeno, che ha formula bruta HCl. In acqua si dissocia completamente, rilasciando uno ione H+ (un protone) e uno ione cloro Cl, venendo perciò considerato un acido minerale forte (si ionizza completamente in soluzione acquosa) monoprotico (ogni sua molecola, dissociandosi, libera un solo ione idrogeno): in soluzione acquosa lo ione H+ si lega all’acqua (H2O) per dare uno ione idronio H3O+.

L’acido cloridrico fu scoperto nel IX secolo dall’alchimista persiano Jabir ibn Hayyan, che lo ottenne mescolando il salgemma (NaCl) con del vetriolo verde (acido solforico H2SO4 in soluzione acquosa): Jabir ibn Hayyan scoprì che una miscela di acido cloridrico e acido nitrico, l’acqua regia, è in grado di sciogliere l’oro; nel Medioevo anche questo acido, che a quei tempi era conosciuto come “spirito di sale” o “acidum salis”, fu preso in considerazione per la ricerca della pietra filosofale.

Antoine-Laurent de Lavoisier, chimico, biologo, filosofo ed economista francese, lo battezzò acido muriatico, dal latino muria (→ salamoia), che significa “del sale” o “acqua marina”, nome che è rimasto in uso fino ad oggi.

Fisiopatologia umana

Principale componente del succo gastrico nello stomaco, ove contribuisce alla digestione degli alimenti: viene secreto dalle cellule parietali (cellule ossintiche), appartenenti al sistema delle ghiandole epiteliali gastriche; queste cellule contengono una riserva di succo nei canalicoli, dai quali il secreto viene riversato nello stomaco.

I meccanismi che proteggono l’epitelio gastrico dalla potente azione corrosiva dell’acido cloridrico sono una retroazione negativa delle secrezioni acide (meccanismo di controllo a feedback negativo), la struttura dello stesso epitelio gastrico e lo strato protettivo di muco che ricopre lo ricopre assieme alla secrezione di bicarbonato di sodio da parte delle stesse cellule epiteliali dello stomaco: quando questi meccanismi non funzionano adeguatamente, possono svilupparsi delle erosioni o delle ulcerazioni.

La sindrome di Zollinger-Ellison è caratterizzata da una massiccia produzione di acido cloridrico in seguito alla presenza di una neoplasia secernente gastrina (gastrinoma), un ormone in grado di stimolare la secrezione acida gastrica. All’opposto può presentarsi uno stato patologico, conosciuto con il nome di ipocloridria o acloridria, contraddistinto dall’insufficiente o assente secrezione di acido cloridrico.

Funzioni dell’acido cloridrico

L’acido cloridrico ha la capacità di attivare la pepsina: infatti gli enzimi proteolitici devono essere necessariamente secreti in una forma inattiva poiché, se così non fosse, digerirebbero le stesse cellule che li hanno prodotti ed immagazzinati; oltre ad attivare la pepsina, crea le condizioni ambientali favorevoli alla sua azione, in quanto lavora in modo ottimale ad un pH fortemente acido.

L’acido cloridrico rappresenta un’ottima difesa contro i germi introdotti con gli alimenti, che vengono in gran parte inattivati dalla forte acidità: le sue proprietà antisettiche erano già state testate dal gesuita, biologo e accademico italiano Lazzaro Spallanzani, nel XVII secolo che, dopo aver immerso frammenti di carne nel succo gastrico, notò un ritardo nei processi di putrefazione.

L’acido cloridrico denatura le proteine, facilitandone la digestione: la gran parte delle proteine, comprese quelle assunte con gli alimenti, si trova in struttura terziaria; in questa forma le catene amminoacidiche sono avvolte su se stesse a formare una sorta di gomitolo pertanto il processo di denaturazione rompe i legami interni che mantengono le proteine in configurazione globulare. La presenza di acido cloridrico “srotola” le proteine introdotte con il cibo, cosicché viene notevolmente facilitata l’attività degli enzimi deputati alla digestione delle proteine (pepsina), che provvedono al distacco dei singoli aminoacidi. Grazie alla presenza dell’acido cloridrico, il succo gastrico è in grado di digerire cellule e tessuti particolarmente resistenti, come il tessuto connettivo: questa sostanza, presente soprattutto nei muscoli degli animali, è particolarmente difficile da digerire, poiché è costituita da proteine molto resistenti come il collagene.

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