Bacino idrografico

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    In Idraulica, si definisce bacino idrografico (superficiale, detto anche bacino imbrifero se le acque raccolte sono solo quelle dovute alle precipitazioni meteoriche) quel luogo o area geografica (delimitata da uno spartiacque topografico) capace di raccogliere le precipitazioni atmosferiche o provenienti dalla fusione di ghiacciai o nevai e le incanala, trasformandole così in deflussi superficiali che confluiscono verso un solco d’impluvio (detto recettore) dando origine ad un fiume, una zona umida oppure un lago o sfociano un mare.

    Esso differisce dal bacino idrogeologico in quanto quest’ultimo non considera il solo deflusso di acque superficiali, ma anche lo scorrimento di infiltrazione che dipende dalla stratigrafia e dalla conformazione geologica del sottosuolo. La definizione di bacino idrografico superficiale si può estendere anche allo scorrimento delle acque nel sottosuolo; si parla in questo caso di bacino idrografico sotterraneo.

    In un bacino idrografico vallivo è possibile identificare un luogo di convergenza delle acque, detto sezione di chiusura, attraverso il quale passa tutto il volume dell’acqua raccolta superficialmente. L’altitudine cui si trova la sezione di chiusura è la quota di riferimento nelle misure di altitudine relative al bacino.

    Il limite di un bacino idrografico viene rappresentato da una linea di spartiacque schematizzata con una linea chiusa (nel caso di bacini idrografici montani o collinari) o aperta (nel caso di bacini scolanti direttamente in mare, lago o laguna); mentre la sezione di chiusura viene definita come quella sezione attraverso cui defluiscono tutte le acque in esso raccolte (il relativo perimetro termina contro la linea di costa).

    Dal punto di vista geografico, i bacini superficiali sono caratterizzati da numerose grandezze, tra cui le più significative sono: la sua area di estensione, il perimetro, la lunghezza dell’asta principale (misurata dallo spartiacque fino alla sezione di chiusura), le altezze massima, minima e media; infine la curva ipsografica che rappresenta l’andamento dell’area del bacino in funzione della quota.

    Nel caso di bacini sotterranei sia lo spartiacque, che la sezione di chiusura risultano di difficile identificazione poiché i moti di filtrazione sono caratterizzati da un deflusso che avviene diffusamente in tutto il sottosuolo e non in zone ristrette come negli alvei della rete idrografica superficiale. Il bacino superficiale relativo ad una determinata sezione di chiusura quasi mai coincide con quello sotterraneo.

    Il perimetro di confine di ogni bacino, una volta individuata la sezione di chiusura, viene riconosciuto mappando a partire dalla sezione di chiusura la linea oltre la quale le acque scorrono sul terreno seguendo un altro percorso che le porta a raccogliersi in un diverso bacino idrografico, questa linea è chiamata linea spartiacque o semplicemente spartiacque. Lo spartiacque è definibile su una carta topografica collegando i picchi di massima altitudine con una linea sempre perpendicolare alle curve di livello, avente quindi la direzione del versore di massima pendenza. Il punto più basso dello spartiacque è chiamato incile.

    Quando si vanno a considerare le acque del bacino idrografico che fluiscono nel sottosuolo lo spartiacque non coincide più con quello superficiale identificato con metodi topografici attraverso i quali risulta molto più semplice delinearlo ma bisogna considerare vari aspetti che ne modificano l’andamento, la forma. Uno di questi elementi molto importanti da considerare è il moto di filtrazione dell’acqua, un moto che si sviluppa prevalentemente su vie orizzontali, compiuto dall’acqua in una zona di terreno satura al di sopra di uno strato di fondo impermeabile.