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Abbozzo

In Arte, si definisce con il termine abbozzo lo stadio immediatamente successivo allo schizzo, un disegno che, pur nell’incompiutezza formale, delinea una rappresentazione più strutturata nel contorno, sebbene ancora fluida, aperta a trasformazioni e varianti. Il termine abbozzo deriva da “bernoccolo” o “bozza”, in riferimento a un lavoro irregolare e non finito e per questo implica già un momento tecnico più complesso rispetto allo schizzo.

Sia lo schizzo che l’abbozzo, in quanto forme “in movimento”, possono differire notevolmente rispetto all’opera finita. Dunque, non costituisce un primo concepimento ma un insieme di segni strutturali che presuppongono una visione interna dell’artista già precisa nell’essenza della forma. In realtà l’abbozzo, al pari dello schizzo, può esprimere, nella sua immediatezza, un’immagine tuttora nel suo divenire, ancora fluida nella forma, ove l’artista avverte possibili future molteplici soluzioni.

Abbozzo di Leonardo da Vinci, Studi per l’Ultima Cena, 1495-96.

È interessante notare che gli antichi greci e romani, a quanto riferisce Plinio, sovente ammiravano assai di più i dipinti lasciati allo stadio di abbozzo dai pittori (ad esempio l’Afrodite di Apelle) a causa della morte, che non i quadri finiti “forse perché in quelle si intravedono le rimanenti parti abbozzate e persino si coglie il pensiero e l’idea dell’artefice”. L’abbozzo in altri termini si può definire l’idea o immagine interna di un artista così come precisa il Vasari nel cinquecento “rappresentazione artistica che abbozzata nello spirito precede la rappresentazione esteriore e può anche tradursi solo in quel che noi chiamiamo abbozzo”.

Più importa notare che, a partire dal settecento ed oltre, l’abbozzo è stato spesso esaltato al di sopra dell’opera definitiva di un artista, a motivo del carattere di apparente immediata freschezza di ispirazione ed espressione che gli è proprio. Il fenomeno è anzi indicativo della svolta in direzione romantica della storia del gusto. La preferenza di disegni degli antichi maestri dimostrata nel secolo XVIII da dilettanti, conoscitori e collezionisti come il Mariette, il D’Argenville, il Richardson e il padre Resta è in questo senso ricca di significato.

Secondo padre Sebastiano Resta (1635-1714) l’abbozzo riguarda l’entusiasmo del pittore, il suo primo fervore, che gli consente di raggiungere immediatamente l’unità dello stile o maniera. In un suo manoscritto leggiamo infatti “Quando il Concetto dell’opera è già deliberato nella mente, che habbia da essere compito nella tal maniera; se allora il pittore si slancia impaziente nell’abbozzo per terminarlo col primo fervore riesce fatto più uniforme in quella sola maniera nella quale intende di voler dar fuora l’opera.” Siamo alla fine del seicento, primi settecento, e l’entusiasmo o primo fervore riguarda abbastanza chiaramente una facoltà intuitiva dell’artista, diversa dall’intelletto. Sarà più tardi F. Milizia (1797) a registrare la netta e schematica distinzione tra abbozzo e schizzo: “Abbozzo non è schizzo, cioè un primo pensiero appena indicato. L’abbozzo è il primo lavoro di un’opera già determinata”.