Art nouveau

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    L’art nouveau è un movimento artistico-filosofico che nasce in Francia tra la fine dell’800 e le prime decadi del 1900, diffondendosi in tutta Europa con nomi diversi nelle diverse nazioni: in Italia noto come stile floreale o stile liberty (dai magazzini inglesi di A. Lasenby Liberty, che vendevano oggetti Art nouveau); in Germania Jugendstil, in Austria Sezessionstil, in Spagna modernismo, mentre Art nouveau è il nome che assunse in Francia e in Belgio.

    Influenzò le arti figurative, l’architettura e le arti applicate. Il movimento Liberty ebbe massima diffusione durante l’ultimo periodo della cosiddetta Belle Époque.

    Esso fu una reazione contro l’arte accademica, l’eclettismo e lo storicismo dell’architettura e della decorazione del XIX secolo. È stato spesso ispirato da forme naturali come le curve sinuose di piante e fiori. Altre caratteristiche dell’Art Nouveau erano un senso di dinamismo e movimento, spesso dato da linee asimmetriche o colpi di frusta, e l’uso di materiali moderni, in particolare ferro, vetro, ceramica e successivamente cemento, per creare forme insolite e spazi aperti più ampi.

    Nonostante le differenze date da quest’ampia diffusione lo stile Art nouveau presenta alcuni tratti caratteristici; ai modelli stilistici passati si contrappone ora l’ispirazione alla natura: la forza organica vegetale diviene il modello dello sviluppo della linea ornamentale. Questa tendenza lineare deriva in gran parte dall’influenza che ebbe, negli ultimi decenni dell’800, la diffusione in Europa della pittura cinese e giapponese.

    Essa determinò il gusto per l’asimmetria, i tagli arditi di composizione, la rapidità d’esecuzione, la collaborazione che vi si vide tra arte e artigianato, e in genere una spinta nella pittura a una stilizzazione delle figure e a una concezione decorativa della forma, spesso legata a motivi simbolici.

    Tra i pittori legati allo stile Art nouveau si possono citare G. Klimt, F. Hodler, F. Knopff, A. Beardsley, J. Toorop, una certa fase di Munch. A queste componenti si associa, soprattutto nell’ambito dell’architettura e delle arti applicate, che ebbero un ruolo determinante nell’elaborazione e nella diffusione dello stile Art nouveau, la nascita di una nuova concezione dell’unità tra progetto e prodotto: tra lavorazione del materiale e funzionalità dell’oggetto nell’artigianato, tra interno ed esterno in architettura. In particolare in questo ambito si pongono le opere degli architetti americani e tedeschi, che avranno un’influenza decisiva sugli sviluppi dell’arte del Novecento.

    In Inghilterra, dove già dalla metà dell’Ottocento si erano sviluppate le idee di un’unità dell’arte, come testimonia il periodico preraffaellita «The Germ» (1850), prese forma il progetto di Morris e Ruskin di un’arte sociale che portasse il bello alla portata di tutti, nel rispetto dei materiali e della funzionalità dell’oggetto. Il movimento inglese delle Arts & Crafts organizzava dal 1888 esposizioni di artigianato d’arte e produceva oggetti che rispondevano al desiderio di contrapporsi alla decadenza della qualità, imposta dallo sviluppo industriale.

    Sebbene l’esperienza inglese si possa considerare una radice importante dell’Art nouveau, tale carattere antindustriale non doveva prevalere nello sviluppo europeo di questo stile, per il quale il rapporto con l’industria e l’uso di nuove tecniche e nuovi materiali fu anzi uno stimolo decisivo alla ricerca di soluzioni stilistiche. Le riviste ebbero un ruolo determinante per la diffusione dell’Art nouveau.

    Una delle più antiche fu la rivista inglese «The Studio», apparsa anche in francese dal 1893, che organizzò concorsi per creazioni di arti applicate. «L’art moderne», fondata a Bruxelles nel 1881, e la rivista fiamminga «Van Nu en Straks» (Anversa-Bruxelles 1892- 1901) mostrano il ruolo di avanguardia che ebbe il Belgio nello sviluppo dell’Art nouveau, con le opere di Van de Velde e dell’architetto V. Horta. A Vienna «Ver Sacrum» (1898- 1903), organo della Secessione presieduta da G. Klimt cui si legarono gli architetti J. Olbrich e J. Hofmann; a Monaco «Jugend» (che darà origine al termine Jugendstil) attorno a cui si raccolsero artisti come H. Obrist e H. Eckmann che lavoravano su motivi decorativi vegetali; a Barcellona – dove l’architetto Gaudí è uno dei più originali esponenti del modernismo – la rivista «Joventut», propagano lo stile Art nouveau.

    In Francia l’Art nouveau si sviluppò soprattutto nelle arti applicate (riviste parigine «Art et décoration» del 1897 e «L’Art décoratif» del 1898) dopo le esposizioni nella bottega parigina di S. Bing, mercante di arte antica cinese e giapponese, di progetti per vetrate dei Nabis. Bing organizzò anche un «primo Salon dell’Art nouveau» nel quale presentò quadri di Carrière, M. Denis e Knopff, sculture di Rodin, vetri di Gallé e di Tiffany, gioielli di Lalique, manifesti di Beardsley e Mackintosh, e nel 1896 la prima esposizione parigina di Munch.

    In Italia lo stile liberty si sviluppò in particolare nel primo decennio del Novecento, quando lo sforzo di Giolitti di condurre una politica d’industrializzazione di alcune zone del paese ne facilitò la diffusione. Nell’ambito della grafica e delle arti applicate numerosi esempi di applicazione dello stile liberty emergono già dal 1895, ma l’apice dell’influsso dell’Art nouveau in Italia si raggiunge nel 1902, con l’esposizione internazionale d’arte decorativa moderna tenutasi a Torino nel parco del Valentino, ove erano esposti i maggiori esempi di architettura, arredi e arti applicate dell’Art nouveau europea.

    Nell’ambito della pittura italiana esempi della diffusione dello stile liberty si avvertono nel prevalere della linea in senso decorativo in opere come il manifesto di Leonardo Bistolfi per l’esposizione di Torino (Milano, Civica raccolta delle stampe A. Bertarelli) accanto ai forti influssi delle correnti più simboliste dell’Art nouveau europea e in particolare della Secessione viennese e di Klimt, avvertibili soprattutto nell’opera di Segantini.

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